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DISABILI VITTIME DI VIOLENZA
Nel campo della violenza sui disabili negli ultimi anni in Italia sono state apportate importanti modifiche legislative ed avviate buone prassi per trovare soluzioni al problema.


Il Consiglio dei Ministri nella riunione del 22 dicembre 2006 ha approvato, su proposta del Ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, del Ministro della Giustizia e del Ministro per le Politiche della Famiglia, un disegno di legge per la sensibilizzazione, la prevenzione e la repressione di violenze causate da forme di discriminazione e di prevaricazione su soggetti deboli, come anziani, minori e disabili.


Si tratta di un intervento normativo articolato su più fronti; non solo, dunque, su quello repressivo, ma in particolare su quello della prevenzione e dell'informazione, nella consapevolezza che non si tratta soltanto di un tema di ordine penale bensì della manifestazione di un problema, in primo luogo culturale, fortemente radicato.








Organismi a tutela dei disabili


In Italia, un ruolo importante per la tutela dei disabili è svolto dal Consiglio Nazionale sulle Disabilità (CND), l’organismo indipendente ed unitario italiano che rappresenta le esigenze delle persone con disabilità e loro familiari all’interno delle azioni e delle politiche europee. Accreditato presso l’Ad Hoc Committee delle Nazioni Unite per la scrittura della nuova Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, fa parte del Gruppo di lavoro per il monitoraggio della Convenzione del Fanciullo in Italia. Nato nel 1995, ha partecipato nel 1997, come rappresentante italiano, alla fondazione dell’associazione indipendente Forum Europeo sulla Disabilità (EDF), federazione europea che organizza 25 Consigli Nazionali sulla Disabilità dei paesi membri dell’Unione europea e circa 80 associazioni europee di tutela e di rappresentanza di persone disabili e loro familiari. Il CND è l’organismo consultivo di rappresentanza riconosciuto presso l’Unione Europea ed il Consiglio d’Europa. Il CND valuta la politica europea ed italiana sulla disabilità, traccia le linee di comportamento del movimento italiano della disabilità presso tutte le istanze internazionali e dell’Unione Europea e, promuove la conoscenza e l’applicazione in Italia di atti di indirizzo e normative internazionali relative alla disabilità, sollecitando le istituzioni e gli enti competenti. Le azioni del CND sostengono il diritto delle persone con disabilità a partecipare pienamente al processo di elaborazione delle politiche tramite le organizzazioni che le rappresentano, sulla base del principio che esse devono essere coinvolte a pieno titolo in tutto ciò che le riguarda. Il CND si batte per il diritto delle persone disabili ad essere integrate nella società, rifiutando l’ormai superato approccio di tipo caritativo alla disabilità, e rivolgendo una particolare attenzione a coloro che hanno disabilità gravi e multiple e alle vittime di discriminazione multiple o di qualsiasi altra forma di emarginazione. In questi anni il CND ha svolto un’intensa attività nelle seguenti aree: sociale, sanitaria, ricerca scientifica, tutela giuridica, formazione culturale e politica, in collegamento e coordinamento con le istituzioni ed agenzie dell’Unione Europea, del Consiglio d’Europa e dell’ONU.


Altra associazione che svolge un ruolo di collegamento nazionale ed internazionale a sostegno dell’inclusione sociale è la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).


Un servizio di consulenza legale gratuito ed informale è svolto dalla LEDHA (Lega Diritti delle Persone con Disabilità), associazione socia del CND con sede a Milano. Il servizio legale è nato verso la metà degli anni ottanta e si rivolge alle persone con disabilità, ai loro familiari, agli enti e operatori pubblici e privati e a qualsiasi persona voglia capire quale sia e come si applichi la normativa a tutela delle persone con disabilità. Offre un servizio di orientamento, consulenza ed assistenza legale a difesa dei diritti delle persone con disabilità. Dopo aver ricevuto la segnalazione, il servizio esprime parere legale. Nel caso venga individuata una violazione dei diritti della persona con disabilità, si prende carico della sua tutela e interviene, richiamando la controparte a rispettare i diritti del disabile e a modificare la propria condotta. Usualmente il servizio legale scrive una lettera/parere sul caso e/o una diffida. Nel caso in cui l’intervento del servizio legale non sia sufficiente a garantire una adeguata tutela, e quindi si renda necessaria una vera e propria azione giudiziaria, la persona viene indirizzata verso studi legali esterni particolarmente preparati e sensibili in questo campo. In quest’ultimo caso, il Servizio legale continua a svolgere una attività di supporto, di sostegno e di supervisione sull’andamento della controversia .





Buone pratiche nella lotta alla violenza sulle donne disabili


Una ricerca sulle Buone pratiche nel campo della prevenzione e della lotta alla violenza nei confronti delle donne con disabilità di Matilde Ferraro, dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha permesso di approntare un indice di buone pratiche sperimentate a livello europeo . La ricerca è parte integrante delle attività del progetto “Walking Roots. Methodologies and means against violence on women with disabilities”, finanziato nell’ambito del programma Daphne II (2004-2008) della Commissione Europea. Dopo aver esplicitato i criteri applicati per selezionare le buone pratiche, la ricerca giunge ad attribuire questo riconoscimento alle iniziative che si inseriscono in quattro macroaree di intervento che vengono definite “La vita indipendente”, “La Consulenza alla Pari”, “La attività di Lobby”, “L’autodifesa”. I principi sui quali si basa il concetto di Vita Indipendente sono: il poter vivere come chiunque altro, prendendo le decisioni che riguardano la propria vita e avendo la possibilità di decidere che tipo di attività svolgere; il poter affrontare tutte le questioni che riguardano le persone con disabilità, secondo una particolare filosofia che potremmo chiamare delle libertà nonostante la disabilità; l’autodeterminazione, quindi il diritto di poter perseguire una linea d’azione avendo la libertà di scegliere ed anche di sbagliare ed imparare dai propri errori, come avviene per le persone che non hanno disabilità. La Consulenza alla Pari si configura come un intervento psico-sociale e si struttura come una metodologia basata sulla relazione d’aiuto al fine di mettere in atto processi di elaborazione dei vissuti, emancipazione dallo svantaggio e autonomia personale. Quindi, a seconda delle necessità individuali, può consentire un’inversione di tendenza rispetto alla gestione della propria vita, come può aiutare a realizzare degli aggiustamenti, o ancora intraprendere un percorso nuovo che incide sul futuro personale. Le azioni di pressione e sensibilizzazione portate avanti negli ultimi decenni e definite come “attività di Lobby”, hanno consentito un miglioramento della vita delle persone disabili in diverse aree del mondo. Un’ulteriore conferma dei risultati raggiunti sarà rappresentato dalla “Convenzione per la Protezione e la Promozione dei Diritti e della Dignità delle Persone con Disabilità", in fase di elaborazione da parte delle Nazioni Unite. All’interno delle azioni più generali condotte in questi anni, sono state realizzate anche azioni di genere, finalizzate innanzitutto al riconoscimento della discriminazione multipla che subiscono le donne disabili. Infine gli interventi di Autodifesa vengono realizzati attraverso corsi di arti marziali, tenuti in alcuni casi da istruttrici disabili e finalizzati a mettere le donne in grado di difendersi dalla violenza.





Buone pratiche nella formazione degli operatori sociali


Altre buone pratiche riguardano la formazione. E’ importante che gli operatori sociali siano sensibilizzati ad uno stile di intervento più accogliente che direttivo, perché “con una lunga esperienza nei servizi ci si accorge che spesso questi sono organizzati in modo poco flessibile, più per rispondere alle esigenze dell’organizzazione che a quella della persona” . A questo scopo si rendono necessari interventi articolati ad hoc nel percorso di educatori e assistenti sociali, che prevedano lavoro su alcuni casi di abuso e violenza, riflessione sulle situazioni di abuso, anche quelle meno evidenti, interviste a classi di studenti, focus e brainstorming tematici, studio di testi sui diritti.





Possono essere individuate come buone prassi attuate per la protezione dei disabili:


• Importanti modifiche legislative che prevedono misure di sensibilizzazione e di prevenzione, riconoscimento di particolari diritti alle vittime della violenza, ampliamento della tutela processuale sia penale sia civile


• Sviluppo di organismi a tutela dei disabili


• Particolare attenzione a coloro che hanno disabilità gravi e multiple e alle vittime di discriminazione multiple o di qualsiasi altra forma di emarginazione


• Attività nelle aree sociale, sanitaria, di ricerca scientifica, giuridica e di tutela, della formazione, culturale e politica, internazionale in collegamento e coordinamento con le istituzioni ed agenzie dell’Unione Europea, del Consiglio d’Europa e dell’ONU


• Superamento dell’approccio di tipo caritativo alla disabilità


• Servizio di orientamento, consulenza ed assistenza legale a difesa dei diritti delle persone con disabilità


• Interventi psico-sociali con metodologia basata sulla relazione d’aiuto al fine di mettere in atto processi di elaborazione dei vissuti, emancipazione dallo svantaggio e autonomia personale


• Azioni di pressione e sensibilizzazione portate avanti come “attività di Lobby”


• Interventi articolati ad hoc nel percorso di educatori e assistenti sociali, che prevedano lavoro su alcuni casi di abuso e violenza, riflessione sulle situazioni di abuso, anche quelle meno evidenti, interviste a classi di studenti, focus e brainstorming tematici, studio di testi sui diritti.








1 Informazioni fornite dall’avvocato De Luca.


2 Vedi Buone pratiche nel campo della prevenzione e della lotta alla violenza nei confronti delle donne con disabilità di Matilde Ferraro, Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e CRIC sul sito www.dpitalia.org.


3 Giuseppe Massari, scomparso nell’ottobre 2006, è stato per molti anni funzionario del Comune di Milano. Il suo interesse per la pedagogia lo ha portato, fin dagli anni '60, a progettare e a realizzare numerosi servizi e iniziative. Molte si collocano nella dimensione formativa e preventiva dell'agire educativo, spesso innovative e sperimentali, molte altre invece esprimono la sua particolare sensibilità a cogliere i bisogni di quella parte della società che spesso non è nemmeno in grado di chiedere aiuto.Ha condotto il suo lavoro nel segno della massima collaborazione con le diverse realtà e risorse della città, scevro da ogni protagonismo, la sua persona ha acquisito nondimeno un particolare carisma da tutti riconosciuto. Giudice Onorario presso il Tribunale dei Minori dal 1999, Presidente del Centro Ambrosiano di Solidarietà (CeAS) dal 2001, ha proseguito fino alla sua ultimo giorno il suo impegno per le persone più deboli.


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